Cactus41: la sfida al deserto. Perché fiorire è l’unica rivoluzione
Lungo il 41° parallelo la terra non è solo arida per il sole, ma spesso anche per il pensiero. Contro

C’è una frase che mi è rimasta appiccicata addosso da quando ho letto la sinossi dello spettacolo. Una di quelle frasi che sembrano innocue ma poi ti lavorano dentro come un tarlo: “La Vedova Scaltra è il racconto della giovinezza del mondo”.
La giovinezza del mondo.
Non della Repubblica di Venezia. Non del Settecento. Del mondo. Perché Goldoni, quando scriveva, aveva capito una cosa che noi ancora fatichiamo a digerire: che le donne non sono una costola di nessuno. Che possono decidere. Che possono dire no. Che possono giocare e vincere.
E così, mercoledì 28 gennaio 2026 alle 21:00, il Teatro Comunale Giuseppe Verdi di San Severo si prepara ad accogliere “La vedova scaltra”, con una protagonista d’eccezione: Caterina Murino, l’attrice sarda che ha fatto carriera tra Parigi e Hollywood, la Bond girl di Casino Royale, quella che ha recitato accanto a Daniel Craig e Jean Reno.
Sì, proprio Jean Reno. Che non sarà fisicamente sul palco, ma la sua voce ci sarà. Un’amichevole partecipazione vocale, dicono le locandine. E già questo basta a far capire che non si tratta del solito Goldoni ingessato, con le parrucche e la polvere addosso.
Rosaura: la vedova che non chiede permesso
Partiamo dalla storia, che poi è quella che conta.
Rosaura è una giovane vedova veneziana. Giovane, bella, ricca e libera. Libera davvero, non sulla carta. E questa libertà fa gola a quattro pretendenti stranieri: un inglese, un francese, uno spagnolo e un italiano. Tutti convinti di poterla conquistare. Tutti convinti che basti un po’ di galanteria, qualche complimento, magari un regalo costoso.
Ma Rosaura non è una che si lascia abbindolare. Lei gioca. Usa l’intelligenza, l’astuzia, la capacità di leggere gli uomini come fossero libri aperti. Li mette uno contro l’altro. Li fa ingelosire. Li fa sudare. E alla fine, quando avrà scelto, sarà una scelta sua. Non dettata dalla convenienza, non dalla famiglia, non dal patrimonio.
Goldoni scrive questa commedia nel 1748, quasi trecento anni fa. Eppure sembra scritta oggi. Perché il tema dell’emancipazione femminile, della donna che decide per sé e non si lascia incasellare, è ancora attualissimo. Specialmente qui al Sud, dove certe dinamiche patriarcali le conosciamo bene. Dove ancora troppe volte si sente dire “ma lei cosa fa nella vita?” e la risposta è “la moglie di…”.
Rosaura è l’antidoto a tutto questo. È la giovinezza del mondo. È la possibilità di scegliere.
Caterina Murino: dalla Sardegna al mondo (e ritorno)
Se dovessi raccontare Caterina Murino in poche righe, direi: una che non si è arresa.
Nata a Cagliari nel 1977, quinta a Miss Italia nel ’97, avrebbe potuto fare la velina o la showgirl e campare di rendita. Invece no. Lei voleva recitare. Studiare. Crescere.
Ha iniziato con piccoli ruoli in fiction italiane — Don Matteo, Il giovane Casanova — ma la svolta arriva quando si trasferisce a Parigi. Lì la notano. Lì le danno peso. Recita in L’enquête corse accanto a Christian Clavier e Jean Reno, e la sua interpretazione convince.
Poi arriva il 2006. E arriva Casino Royale, il film di James Bond con Daniel Craig. Lei è Solange, la Bond girl. Non la protagonista, ma un ruolo che ti catapulta sotto i riflettori mondiali. Da lì in poi la carriera si apre: cinema francese, italiano, internazionale. E teatro. Tanto teatro.
Perché Caterina non è un’attrice da red carpet e basta. Lei ama il palcoscenico. Ama quel rapporto diretto col pubblico, quella tensione che ti attraversa quando sei lì, nudo davanti a trecento persone, senza possibilità di rifare la scena.
E in “La vedova scaltra” porta tutta questa esperienza. Porta una Rosaura luminosa, ironica, forte. Una donna che sa cosa vuole e non ha paura di prenderlo.
Enrico Bonavera e l’Arlecchino che non muore mai
Accanto a Caterina Murino c’è Enrico Bonavera, nei panni di Arlecchino.
E qui bisogna fare una precisazione. Arlecchino non è solo una maschera. È una tradizione. È un linguaggio del corpo che si tramanda da secoli. E Bonavera è considerato uno dei massimi interpreti contemporanei di questa maschera.
Quando vedi un Arlecchino fatto bene, non lo dimentichi. È acrobatico, comico, tragico, tutto insieme. È il servo fedele ma anche il filosofo nascosto. È il clown che ti fa ridere e piangere nello stesso istante.
In “La vedova scaltra”, Arlecchino è il braccio destro di Rosaura. L’aiuta nei suoi intrighi. La copre. La segue. E Bonavera, con il suo virtuosismo scenico, regala allo spettacolo quella vitalità che solo la Commedia dell’Arte sa dare.
Insieme a loro, un cast solido: Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano, Serena Marinelli, Lorenzo Volpe. Attori che hanno girato i teatri d’Italia e che sanno stare in scena con mestiere e passione.
La regia di Giancarlo Marinelli: Goldoni senza polvere
La regia e l’adattamento sono firmati da Giancarlo Marinelli.
Non un nome qualunque. Marinelli è uno che Goldoni lo conosce a memoria, ma non lo tratta come una reliquia da museo. Lo tratta come un autore vivo. E infatti il suo adattamento è contemporaneo, veloce, senza tempi morti.
Le scene sono curate da Fabiana Di Marco, i costumi dall’Atelier Nicolao di Venezia (quelli veri, quelli che sanno cosa significa il Settecento veneziano), e ci sono pure videoproiezioni di Francesco Lopergolo. Insomma, non è il solito allestimento polveroso. È uno spettacolo che guarda al presente.
E poi c’è quella partecipazione vocale di Jean Reno che aggiunge un tocco internazionale. Non sappiamo ancora in che forma interverrà, ma il fatto che un attore del suo calibro abbia accettato di prestare la voce a questo progetto dice molto sulla qualità della produzione.
Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Moliere, dal Teatro Quirino di Roma, e da Richard Caillar Prod / Fimalac Entertainment / Arts Live Entertainment, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura. Roba seria, insomma.
Perché San Severo (e perché noi)
Ora, qualcuno potrebbe chiedersi: perché portare uno spettacolo così a San Severo? Perché in una città di provincia della Capitanata?
La risposta è semplice: perché la cultura non è un privilegio delle metropoli. Perché il Teatro Verdi è un gioiello che merita di essere riempito. E perché noi, qui, di storie di donne forti ne abbiamo sempre avute. Solo che non le raccontiamo abbastanza.
Pensate alle nostre nonne. Quelle che hanno tirato su famiglie intere mentre i mariti erano al fronte o nei campi. Quelle che hanno gestito masserie, allevato figli, mandato avanti attività. Loro erano scaltre. Loro decidevano. Solo che nessuno le chiamava “emancipate”, le chiamavano solo “forti”.
Rosaura è figlia di quella stirpe. E vederla sul palco del Verdi, interpretata da un’attrice sarda che ha conquistato il mondo ma non ha dimenticato le radici, ha un sapore speciale.
Un invito (senza retorica)
Allora facciamo così. Il 28 gennaio, se potete, andateci.
Non per obbligo. Non per dovere culturale. Ma perché vedere una commedia di Goldoni fatta bene è un piacere raro. È come mangiare un piatto cucinato da uno chef vero dopo mesi di fast food.
Portateci le ragazze. Portateci i figli maschi, che forse gli fa bene vedere una donna che comanda e non chiede permesso.
E portateci anche voi stessi, che magari in quella Rosaura riconoscerete qualcuno. Una madre, una sorella, una moglie. O forse voi stessi, in quei momenti in cui avete deciso di non farvi mettere i piedi in testa.
I biglietti partono da 15 euro. Costa meno di una pizza con gli amici. E vi assicuro che dopo aver visto Caterina Murino giocare con quei quattro pretendenti, uscirete dal teatro con un sorriso diverso. Quello di chi ha capito che la libertà, alla fine, è sempre una conquista. Non un regalo.
Ci vediamo lì. Magari a fine spettacolo, fuori dal teatro, a commentare tra una sigaretta e l’altra come si fa dalle nostre parti. Perché il bello del teatro è anche questo: non finisce quando cala il sipario. Continua nelle chiacchiere, nei pensieri, nelle strade che percorri tornando a casa.
Protagonista:
Caterina Murino (Rosaura)Con:
Regia e adattamento:
Giancarlo Marinelli
Produzione:
Compagnia Moliere / Teatro Quirino Roma / Richard Caillar Prod / Fimalac Entertainment / Arts Live Entertainment
Dove e Quando:
Biglietti:
A partire da € 15
Durata:
1 ora e 40 minuti (senza intervallo)
Lungo il 41° parallelo la terra non è solo arida per il sole, ma spesso anche per il pensiero. Contro

