Cactus41: la sfida al deserto. Perché fiorire è l’unica rivoluzione
Lungo il 41° parallelo la terra non è solo arida per il sole, ma spesso anche per il pensiero. Contro

C’è una domanda che mi ronza in testa da quando ho visto la locandina appesa all’ingresso del Teatro Verdi. Una di quelle domande che ti fa sentire un po’ snob e un po’ ignorante allo stesso tempo: ma Freddie Mercury con un’orchestra sinfonica può davvero funzionare?
Perché, diciamocelo, i Queen li abbiamo sempre ascoltati sparati a palla nell’autoradio mentre si tornava da Vieste col finestrino abbassato. “Bohemian Rhapsody” urlata fuori tempo. “We Are The Champions” dopo una vittoria del Foggia. “Radio Ga Ga” con quel battito di mani che ti viene automatico, anche se sei solo in macchina.
Ma un’orchestra? Archi, fiati, leggio, spartiti… può sembrare una forzatura. Una di quelle operazioni che snaturano l’essenza.
E invece no.
Perché “Queen in Symphony”, che arriva al Teatro G. Verdi di San Severo sabato 17 gennaio alle 21:00, non è un’operazione improvvisata. È un progetto serio, nato nel 2001 dalla mente del compositore britannico Tolga Kashif, che ha preso i capolavori di Mercury, May e compagnia e li ha trasformati in una vera sinfonia. Sei movimenti. Un’ora di pura emozione orchestrale. E nel 2003 è stata nominata ai Classic BRIT Awards come Album dell’anno. Un riconoscimento importante.
Sul palco del Verdi ci saranno l’Orchestra ICO Suoni del Sud, diretta da Roberto Molinelli, e la voce di Antonello Carozza. Nomi che qui in Capitanata si conoscono, ma che meritano di essere raccontati meglio.
L’Orchestra che suona il Sud
Partiamo dall’Orchestra ICO Suoni del Sud.
Nata nel 1992 per sostenere le attività didattiche del Conservatorio “Giordano” di Foggia, oggi è una realtà riconosciuta ufficialmente dal Ministero della Cultura come istituzione concertistica orchestrale. Non è cosa da poco per un’orchestra di provincia.
La formazione è composta da docenti del Conservatorio di Foggia, molti dei quali prime parti in teatri prestigiosi: Petruzzelli di Bari, Teatro dell’Opera di Roma, Orchestra della Rai di Napoli. Professionisti veri, con curriculum solidi.
Negli anni ha realizzato stagioni liriche, trasmissioni televisive su Raiuno e Raidue, e concerti all’estero. Recentemente ha conquistato Tirana, dove la performance diretta da Molinelli ha ricevuto applausi calorosi.
Questa orchestra rappresenta un po’ quello che siamo: nata in una provincia spesso dimenticata, cresciuta con fatica, ma capace di competere ai livelli alti quando le viene data l’occasione. Sabato sera sarà lei a dare corpo e anima a quelle note immortali.
Roberto Molinelli: il maestro che abbatte i muri tra i generi
Se non conoscete Roberto Molinelli, vale la pena scoprirlo.
Non è un direttore d’orchestra convenzionale. Ha studiato viola al Conservatorio di Pesaro, ma poi ha scelto di non rinchiudersi in un solo genere. Lui è eclettico. Fa dialogare Mozart con i Beatles, il jazz con la lirica, il cinema con la grande tradizione sinfonica.
Non è il tipo che resta immobile sul podio. È un comunicatore. Uno che sul palco coinvolge, trascina, fa sentire il pubblico parte dello spettacolo. E questo, in un progetto come “Queen in Symphony”, è fondamentale.
Perché qui non si tratta solo di eseguire note scritte su uno spartito. Si tratta di traghettare un universo sonoro — quello rock, elettrico, ribelle dei Queen — dentro la dimensione classica, senza tradirlo. Senza renderlo irriconoscibile.
Molinelli ha l’esperienza e la sensibilità per questo. Lo ha dimostrato in progetti simili in tutta Italia. E sabato sera avrà nelle mani una delle sfide più belle: far commuovere con “Who Wants To Live Forever” suonata dagli archi. Far battere i piedi con “We Will Rock You” orchestrata. Far venire i brividi con “Bohemian Rhapsody” arrangiata per sinfonica.
Antonello Carozza: la voce che non teme il confronto
E poi c’è lui. Antonello Carozza.
Il cantante che ha il coraggio di salire sul palco e interpretare Freddie Mercury. Non uno qualunque. Parliamo di uno dei cantanti più grandi di sempre. Quattro ottave di estensione vocale. Presenza scenica leggendaria. Carisma puro.
Antonello ha fatto di questa sfida la sua missione. Ha partecipato a programmi televisivi come “The Voice of Italy” e “The Voice of Russia”, è stato finalista in talent nazionali. Ma soprattutto è diventato uno specialista dei tributi ai Queen. Ha girato teatri in tutta Italia con “Queen Mania”, portando sul palco l’energia e la potenza di quei brani.
Certo, Freddie era unico. Quello era uno solo. Ma Antonello ci prova con rispetto e passione, senza scimmiottare. E in un progetto sinfonico come questo, dove la voce dialoga con sessanta musicisti invece che con una band rock, il suo lavoro diventa ancora più delicato. Più esposto.
La Queen Symphony: un’ora di pura emozione
Ma cos’è, esattamente, “The Queen Symphony”?
È un’opera in sei movimenti composta da Tolga Kashif nel 2001, che ha debuttato alla Royal Festival Hall di Londra nel 2002 con la Royal Philharmonic Orchestra.
In platea c’erano Brian May e Roger Taylor, chitarrista e batterista dei Queen. E anche Jer Bulsara, la mamma di Freddie. E hanno applaudito.
L’opera prende i brani più iconici della band e li intreccia in una struttura sinfonica classica. Non è un semplice medley. Non è una cover. È una riscrittura. Un vero dialogo tra due linguaggi musicali.
Nel primo movimento ci sono “Radio Ga Ga”, “The Show Must Go On”, “One Vision”. Nel secondo arriva “Killer Queen”. Nel terzo, l’adagio, ti arriva dritta al cuore “Who Wants To Live Forever” insieme a “Save Me”. Il quarto movimento porta “Bicycle Race”. E il quinto, il cuore pulsante dell’opera, presenta “Bohemian Rhapsody”, “We Will Rock You”, “We Are The Champions”.
Un’ora di musica continua. Senza applausi tra un movimento e l’altro, come succede nelle sinfonie classiche.
È un viaggio. Un’esperienza completa. E sabato sera, nel ventre del Teatro Verdi, potrebbe accadere quella magia che si crea solo quando tutti gli elementi sono al posto giusto.
Gli Amici della Musica: 57 anni di resistenza culturale
Tutto questo è possibile grazie agli Amici della Musica di San Severo, associazione storica che quest’anno celebra la 57ª Stagione Concertistica.
Cinquantasette anni di attività ininterrotta. Non è poco. È resistenza culturale.
Guidati dalla presidente Gabriella Orlando, gli Amici della Musica sono un presidio importante. Uno di quei luoghi dove la cultura non è un accessorio per il fine settimana ma una necessità. Un modo per tenere accesa la luce in una provincia che troppo spesso viene raccontata solo per le emergenze e mai per le eccellenze.
La stagione 2026 è partita il 1° gennaio con il tradizionale Concerto di Capodanno, che ha registrato il sold out. E adesso arriva questo evento che promette di riempire nuovamente il teatro: Queen e orchestra insieme. A San Severo. In un teatro storico e bellissimo come il Verdi.
Perché vale la pena esserci
Sabato sera, se potete, andateci.
Portate i figli, anche quelli che dicono che “la musica classica è noiosa”. Fategli sentire cosa significa quando sessanta persone suonano insieme una canzone che credevano di conoscere. Fategli vedere che la cultura può essere un ponte tra generazioni, tra generi musicali, tra mondi apparentemente lontani.
E poi, diciamocelo, quando vi ricapita di sentire “Bohemian Rhapsody” suonata da un’orchestra dal vivo a pochi chilometri da casa? Quasi mai.
Io ci sarò. Spero di vedere il Verdi pieno. Perché questa terra merita di essere raccontata anche per queste cose. Per quando fa le cose bene. Per quando la bellezza vince sulla rassegnazione.
Organizzazione:
Amici della Musica di San Severo – 57ª Stagione Concertistica.
Con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di San Severo.
Biglietti:
Disponibili al botteghino del Teatro Verdi oppure tramite prenotazione telefonica.
Lungo il 41° parallelo la terra non è solo arida per il sole, ma spesso anche per il pensiero. Contro

